Pace nel mondo globale

(Inverno 2016-2017)
Come sempre, io non voglio centrali nucleari né in Italia né altrove.
E non voglio guerre e stragi di inermi, donne e bambini, perché molti secoli di ferocia omicida hanno dimostrato che essere pronti alla guerra per ottenere la pace è una vecchia stupida illusione.
Oggi ho sentito ripetere una delle più ipocrite e beffarde frasi fatte che asseriscono la necessità della guerra o almeno della sua preparazione in ogni tempo: "Per ogni dollaro speso per la ricerca militare ne viene restituito più d'uno per l'uso civile". Bene, questa osservazione, fosse pure fondata su fenomeni reali, a me sembra inaccettabile. A mio parere bisognerebbe provare ad invertire le parti: investire nella ricerca scientifica e tecnologica per le necessità civili da utilizzare eventualmente come sottoprodotto per la difesa militare. In ogni caso nessuna spesa può essere paragonabile al denaro sperperato per uccidere e distruggere città e opere d'arte.
E' vero che la ricostruzione successiva alla guerra può generare un'epoca di nuovo benessere con idee feconde e nuovi posti di lavoro, ma il bilancio economico, se calcolato con la coscienza delle perdite immense subite in precedenza, dovrebbe, a rigor di logica, risultare sempre negativo.
Un certo tipo di economia e relativa contabilità dal volto umano e dall'onestà adamantina dovrebbe essere praticata in ogni occasione, anche durante e dopo le cosiddette crisi economiche.
Anche la crisi economica è una guerra, piena di caduti. Qualcuno dice che dovrebbe essere affrontata come un'occasione per investire in prodotti nuovi richiesti sul mercato. Dicono così: "L'imprenditore intelligente investe, si arricchisce e, mentre gli altri falliscono, lui cresce".
E la contabilità? Quanti sono quelli che falliscono mentre lui si arricchisce? La verità è quella che risulta dagli studi più onesti: il numero dei poveri aumenta e aumenta la ricchezza dei pochi ricchi.

L'espansione demografica che rende le risorse del pianeta insufficienti a nutrire la popolazione mondiale si potrebbe risolvere solo con una ragionevole solidarietà, una coscienza civile radicata nei popoli e una colossale distribuzione di antifecondativi efficienti.
Su Chernobil e su Fugushima e altri eventuali incidenti alle centrali nucleari chi vorrebbe stendere un velo pietoso?
E’ vero che, per sfuggire alla radioattività diffusa, la popolazione di tutto l’emisfero boreale dovrebbe trasferirsi nell’emisfero australe?
E là, ci aspetterebbero a braccia aperte o con i cannoni pronti a sbaragliarci?
Quando ci decideremo a prepararci un futuro più sano e conforme alle esigenze dell’unica terra?
I governi troveranno la forza di usare energia rinnovabile e diminuire drasticamente i rifiuti?
Ci libereremo dei pericolosi veleni che infestano i nostri campi e le nostre falde acquifere?
Libereremo l'Oceano dal “continente” di plastica galleggiante che lo infesta?
Sono interrogativi ricorrenti a cui una risposta positiva sarà data solo quando ogni muro e ogni confine statale sarà aperto e sarà scritta una Costituzione Globale, ripudiata ogni guerra reale, economica o sociale e utilizzata solo energia pulita e rinnovabile.