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Chiacchiere su Linux Ubuntu 
(Primavera 2009)


INSTALLAZIONE DI UBUNTU 8.10 SU UN DISCO USB

Alla fine di ottobre 2008 il disco interno del mio sistema mi ha abbandonato. E' durato circa 4 anni: pochissimo per i miei gusti. Era forse programmato per la sua autodistruzione allo scadere dei 4 anni? Vallo a sapere. Il successivo, ottenuto dalla ditta distributrice del mio computer ad un lauto prezzo, ma in seguito ad un edificante scambio di vedute con un ottimo team di tecnici che mi ha aiutato validamente nella diagnosi, è in tutto uguale a quello rotto, ma ben funzionante e organizzato da me con lievi diversità rispetto al precedente.

Riguardo all'assistenza ottenuta in questa occasione devo dire che è stata di alta qualità, come è sempre più raro trovarne in ogni campo. Ho telefonato due o tre volte, tra una prova e l'altra, e non ho avuto bisogno di ripetere il mio problema ogni volta, perché l'operatore del momento era in grado di conoscerlo in pochi secondi, consultando i dati registrati, di rispondere con cortesia e precisione a tutte le mie domande e di suggerirmi le prove necessarie per arrivare a eliminare ogni dubbio.

Il vecchio disco conteneva 2 sistemi operativi: Windows XP e Ubuntu 8.04, ognuno nella sua partizione. Altre partizioni erano dedicate a diversi tipi di dati: documenti testuali, file HTML e immagini del Granchio, foto e immagini scannerizzate di diverse annate. Per fortuna tutto (o quasi) era stato copiato su un ottimo disco esterno con collegamento USB, e questo mi ha permesso di limitare le perdite.
Sul nuovo disco ho reinstallato solo Windows XP e ripristinato solo i dati essenziali più recenti. Per Ubuntu ho aspettato l'uscita della versione 8.10 e, dopo aver costruito il cd-rom "live", l'ho provato più volte sul mio sistema senza installarlo. Il disco "live" permette di avviare il sistema operativo senza toccare l'Hard Disk interno, tanto è vero che, durante i giorni di tribolazione col vecchio disco, ho potuto usare Ubuntu 8.04 - su suggerimento dei miei già lodati assistenti - col disco interno fisicamente staccato. Con l'Ubuntu 8.10, avviato da disco live, si possono fare tutte le cose che si fanno normalmente con un computer, come scrivere documenti, vedere e modificare immagini, soprattutto navigare in Internet, a condizione che le periferiche necessarie siano riconosciute e gestite normalmente. Quello che non si può fare è aggiornare il sistema e installare nuove applicazioni, dal momento che le normali procedure di installazione non prevedono la scrittura su cd-rom.
A questo punto, per provare qualcosa di nuovo, ho pensato di installare il nuovo sistema Ubuntu su un disco esterno USB invece che sull'HD interno.
Naturalmente questo si può fare solo se poi è possibile avviare il sistema da un disco USB, il che si ottiene avendo, nel setup del Bios, l'ordine del boot impostato in modo da considerare per primo il cd-rom, per secondo il disco USB e infine l'HD interno. Una volta avevo anche il floppy disk ma ora l'ho tolto.
Ma per potere installare l'Ubuntu su un disco esterno c'è un'altra condizione che ho imparato a mie spese: l'HD deve potere essere facilmente disabilitato. Certi sistemi non lo prevedono. Se l'HD non viene disabilitato durante l'installazione, succede che il 'Grub', cioè il menu che permette di scegliere quale avviare tra più sistemi operativi, viene messo sull'HD invece che sul disco USB, la qual cosa comporta l'impossibilità di attivare Windows quando non è collegato anche il disco USB! Sembra una sciocchezza, ma è così.
Dunque l'installazione va fatta con l'HD disabilitato.
Sul disco USB ho riservato una partizione di 11 GB per Ubuntu. Inizialmente sono troppi, ma poi possono servire. Il resto del disco può essere utilizzato per dati di ogni genere.
Una cosa che non avevo previsto, ma che ho felicemente constatato, è che il disco USB, con Ubuntu installato, può essere trasportato su un altro sistema senza problemi (almeno così appare dalle due prove che ho fatto). Ritengo che ciò sia possibile a Ubuntu (e non a Windows) a meno che non si installino driver di terze parti adatti solo alle periferiche del sistema con cui è avvenuta l'installazione. Ma questa mia intuizione andrebbe verificata.
Uno spiacevole inconveniente dell'uso di un computer con i due sistemi operativi - anche se entrambi installati sull'HD come mi ha mostrato mio nipote Nip - è che, avviando Windows dopo una sessione con Ubuntu 8.10, l'orologio del sistema si ritrova indietro di un'ora, per chi ha, come me, il fuso orario di Roma. Questo non accadeva con Ubuntu 8.04. O non me ne ero accorto?
Mio nipote Nip ha subito capito che, probabilmente, Ubuntu conserva sempre l'orario di Greenwich, che sostituisce con quello del fuso scelto dall'utente solo durante l'attività del Sistema e che riporta all'ora di Greenwich poco prima della chiusura.
In seguito abbiamo scoperto che Ubuntu, al momento di questa operazione di ripristino, non ricorda l'ora da ripristinare, ma solo la differenza in ore rispetto a Greenwitch. Infatti, se si mette un'ora avanti e poi si chiude il sistema, successivamente Windows ritrova l'ora giusta! :-) :-) :-) :-)
E' una scoperta che mi fa ridere a crepapelle, quasi quanto le mie battute :-) :-) :-)
Tuttavia va da sé che essere costretti a modificare l'ora in un sistema o nell'altro è sempre una grossa scocciatura per l'utente: la ditta Canonical farebbe bene a intervenire al più presto per evitarla , a meno che non intenda aspettare che la Microsoft adotti un comportamento simile a quello di Ubuntu in un sistema operativo considerato obsoleto (a parte le riesumazioni per i computer di tipo 'Netbook' o 'EEEC').
Per sicurezza ho voluto cercare - nei limiti della mia scarsa capacità di ricerca - se per caso esista qualche suggerimento nei forum di Internet su questo argomento. L'unico suggerimento trovato, se non ho capito male, è che convenga impostare l'ora di Greenwitch su entrambi i sistemi :-) :-) :-). E anche questo alimenta terribilmente la mia ilarità.


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