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UN'ALTRA OCCASIONE PERDUTA?

(di Cira Almenti - Maggio 2020)

Il Covid-19 ha messo il dito su molte piaghe. Tutti si affannano a tagliare il dito, ma c’è qualcuno che voglia curare le piaghe?

Epidemie ce ne sono sempre state, anche quando nessuno era in grado di produrre virus in laboratorio, come secondo alcuni avrebbero fatto i cinesi e secondo altri gli americani. L’apprendista stregone che avesse giocato con i virus si sarebbe dato la zappa sui piedi – o avrebbe corso un rischio calcolato? Ma anche senza laboratorio, un’epidemia influenzale più brutta del solito prima o poi arriva, attecchisce là dove trova il terreno più adatto e subito qualcuno la butta in politica, come si fa con terremoti, uragani e tsunami. Si possono introdurre novità impopolari mentre gli sguardi sono rivolti altrove, dividere per imperare, unire per far dimenticare, trovare il capro espiatorio, rinfocolare la guerra tra poveri, sperimentare farmaci, giocare con i numeri (chi li gonfia, chi li sgonfia…), attizzare il terrore per sfruttarne gli effetti, usare le emozioni imbizzarrite a fini propagandistici e sfruttare l’emergenza per commettere abusi altrimenti impensabili…
I nodi da sbrogliare sono troppi, proverò a sbrogliare quei pochi che riesco a capire.

Lo scenario

Non è da escludere che l’argomento contaminazione facesse presa sugli animi anche perché l’Europa usciva dal trauma di una malattia contagiosa che faceva sentire le persone vulnerabili, esposte, e non promuoveva certo una serena fiducia nel prossimo.

Ai vecchi tempi le epidemie arrivavano dopo guerra e carestia, si scatenavano nelle città sovrappopolate, sporche, piene di topi... La Peste Nera devastò l’Europa dal 1346 al 1353, alla fine della guerra dei cent’anni, la peste di Milano scoppiò nel 1630 alla fine della guerra dei trent’anni. Nonostante i ratti, la fame e i lanzichenecchi, la peste veniva interpretata come una punizione divina, oppure se ne dava la colpa agli ebrei o a untori freelance, tanto era disperato il bisogno di individuare un colpevole su cui sfogare la paura e la rabbia impotente che sorgono di fronte a tante morti improvvise e inspiegabili. Quanti runner innocenti saranno stati uccisi senza processo mentre i responsabili delle guerre, nei loro palazzi con giardini, mangiavano e bevevano...

La spagnola, che spazzò via fra il 1918 e il 1920 circa 20 milioni di persone (le stime, come sempre, variano), fece seguito alla prima guerra mondiale. I popoli esasperati dai lutti della guerra, da quelli dell’epidemia, dalla miseria, dalla paura e dalla fame erano pronti a tutto pur di uscire dal caos. Proprio in quell’epoca si affermarono i regimi totalitari europei, che con mano sicura promettevano di riportare l’ordine e indicavano i responsabili di tutti i guai: ebrei, comunisti o “nemici del popolo”. Sia Hitler che Stalin sventolavano il pericolo della contaminazione razziale, etnica o ideologica. Non è da escludere che l’argomento contaminazione facesse presa sugli animi anche perché l’Europa usciva dal trauma di una malattia contagiosa che faceva sentire le persone vulnerabili, esposte, e non promuoveva certo una serena fiducia nel prossimo.

Abbiamo studiato a scuola i grandi dittatori come se fossero apparsi dal nulla e avessero ipnotizzato i popoli per poi condurli alla rovina; all’università abbiamo sentito anche parlare di condizioni politiche, economiche e psicosociali senza le quali i dittatori non avrebbero fatto presa, ma la mentalità occidentale tende con tanta forza all’individualismo che facilmene dimentica lo sfondo e ricorda solo l’eroe, attribuendo tutto il bene o il male alla sua personalità. Così anche un microscopico patogeno ci sembra un Napoleone, e dimentichiamo che non farebbe troppi danni se non trovasse l’ambiente adatto. Questo è un errore che, passata la pandemia, spingerà i nostri governi a ristabilire le condizioni ambientali e socioeconomiche da cui è partita, scaricando le proprie responsabilità sul virus.

Il piccolo Napoleone

Meglio un infarto, un femore sbriciolato o un bambino isterico e malaticcio incollato al cellulare, che venire contaminati dal virus intelligente da cui ci si può salvare solo nascondendosi e cospargendosi di Amuchina.

Oggi guardiamo il mondo attraverso il microscopio elettronico e spieghiamo le malattie al livello microscopico. Le immagini del microscopio elettronico sono in bianco e nero e ferme; i colori vengono aggiunti al computer, il movimento e l’attività dei foruncoli che si vedono in quelle immagini vengono ricostruiti secondo uno schema narrativo che riflette la mentalità di chi le interpreta. Dall’interpretazione nasce una teoria che non pretende di essere la verità, ma se non viene smentita comincia ad essere considerata tale. I sintomi che si osservano a occhio nudo vengono raggruppati e interpretati come effetto delle attività di microscopici eroi.

Un noto biologo contemporaneo di Pasteur, Antoine Bechamp, riteneva che la presenza di microbi fosse effetto, non causa della malattia, e che questa fosse legata ai sottili equilibri dell'ambiente intra ed extracorporeo. La sua teoria è molto più complessa di quella di Pasteur e forse per questo è rimasta in ombra (1).

In punto di morte Pasteur avrebbe dato ragione a Bechamp pronunciando la famosa frase “Il microbo non è niente, il terreno è tutto”. Che lo abbia fatto davvero o si tratti di una leggenda, in quel momento storico nulla avrebbe potuto incrinare l’egemonia del microbo stabilita di fresco, ma si trovò un compromesso: i “fattori predisponenti” che spiegano perché fra tutti i “terreni” che vengono in contatto con un patogeno alcuni si ammalino e altri no.

Nel nostro momento storico il terreno sta riguadagnando terreno, sorge all’orizzonte la coscienza che ogni essere vivente sia un sistema che fa parte di un sistema più grande… o per lo meno era così prima dell’arrivo di Napoleone CoV-2. Temo che l’epidemia stia aiutando le menti più retrograde a riportare indietro il calendario a quando la storia era soltanto il cozzo di corone.

Al contrario dei batteri, i virus non sono organismi, non sono viventi (l’espressione “uccidere i virus” viene usata per semplicità anche nei comunicati ufficiali, ma è fuorviante), non si nutrono, non si riproducono autonomamente, non hanno capacità di movimento. Che cosa siano, a che servano e quale sia la loro origine non si sa con certezza (2). Difficile immaginare che riescano ad aggredire una cellula. Infatti, anche fra medici e biologi, c’è chi ne dubita, preferendo Bechamp a Pasteur (3).
Ogni teoria fa acqua da qualche parte e se non fossimo fondamentalisti potremmo integrare diverse teorie e diverse tecniche per ottenere i risultati migliori.
Il virus della spagnola fu recuperato a posteriori da alcuni cadaveri congelati. Sembra che di per sé non fosse molto letale ma che, a causa della malnutrizione e delle condizioni igieniche disastrose negli ospedali da campo, all’infezione virale si sovrapponesse un’infezione batterica più grave. Il decesso avveniva in seguito a una reazione immunitaria esagerata, la “tempesta di citochine”, come nel caso del nostro Napoleone CoV-2. L’impressionante numero dei decessi era probabilmente dovuto anche ad errori di terapia, come l’abuso di aspirina. (4) Se si studiasse a fondo la storia della medicina, si potrebbe evitare di ripetere errori... Dopo la pandemia il virus della spagnola scomparve, forse aveva subito una mutazione che lo aveva reso innocuo. Secondo la teoria prevalente, infatti, i virus appena passati da una specie all’altra sono molto aggressivi perché il sistema immunitario del nuovo ospite ancora non li riconosce, ma con il tempo l’organismo impara a riconscere il virus e il virus si adatta al nuovo ospite: non gli conviene ucciderlo, avendone bisogno per riprodursi. (5)
Il virus della SARS1 (Sars-CoV), infatti, molto letale e poco contagioso, si è estinto prima che si riuscisse ad approntare un vaccino. Sars-CoV-2 è meno letale e più contagioso e può essere più persistente, ma anche diventare sempre meno aggressivo. E’ mutato diverse volte e si è diviso in vari ceppi; la rapidità e il significato delle mutazioni dipendono dal punto di vista di chi ne parla.

Chi è interessato alla commercializzazione di un vaccino vi dirà che il virus muta lentamente e non in modo significativo, chi è meno interessato al vaccino vi dirà che muta molto e rapidamente. L’articolo che ho messo in nota è una via di mezzo. (6)
I virus della famiglia corona e i virus dell’influenza tendono, con le loro mutazioni più o meno rapide, ad aggirare l'immunità acquisita naturalmente o mediante vaccino. Il vaccino influenzale viene preparato a partire da uno dei virus dell’anno prima; mentre si prepara il vaccino, il virus continua a mutare, per questo molti vaccinati si ammalano lo stesso. (7) Il vaccino contro l’influenza suina, preparato in fretta dalla Glaxo nel 2009 in vista dell’esplosione di una pandemia, ebbe come effetto collaterale imprevisto alcune centinaia di casi di narcolessia in Irlanda, Regno Unito, paesi scandinavi e Finlandia. (8)
Le vittime furono risarcite e il Pandemrix ritirato. Contro l’aviaria apparve il Tamiflu, non era un vaccino ma prometteva miracoli. Costò miliardi di euro a diversi governi ma non si rivelò molto migliore di una tachipirina. (9)
Rileggendo la storia delle epidemie influenzali del passato recente (10) si comprende che l’OMS, le ditte farmaceutiche e i governi non erano affatto impreparati ad una pandemia, anzi la stavano aspettando. Nell’attesa il sistema sanitario è stato gradualmente depotenziato, al punto di essere sovraccarico anche in condizioni normali.
Quanta strada possono fare le microscopiche goccioline di saliva nell’aria e quanto tempo rimangono “attivi” i virus su una superficie? Sembra che la distanza di propagazione e il tempo richiesto per la destrutturazione del virus siano maggiori negli ambienti chiusi. (11) Come il virus stesso, anche le ipotesi mutano, e ogni volta i media le trasformano in fatti. Abituato alle sparate e alle smentite, il popolo dimentica quello che ha udito dieci minuti fa e crede fermamente ciò che sente adesso. Consulenti e giornalisti non si correggono e non si scusano, affermano tutto e il contrario di tutto con la stessa convinzione. E’ incredibile ma funziona, tutto viene creduto e anche la lista delle misure prudenziali viene osservata scrupolosamente in ogni fase della sua metamorfosi. Ieri mascherina, dar fuoco alle scarpe, bollire la giacca, oggi no mascherina, dar fuoco alla giacca, bollire le scarpe …

I dettagli possono sfuggire alla memoria, infatti qualche persona semplice ritiene che Sars-CoV-2 sia un virus intelligente, che aggredisce la gente volando come un drone. L’individuo comune è impotente di fronte al Napoleone dei virus, se lo incontra soccombe. Infatti molte mamme iperprotettive e anziani si sono convinti che il pericolo sia “là fuori” in agguato, hanno paura dell’aria e #senestannotappatincasa rifiutando di incontrare i congiunti. Meglio un infarto, un femore sbriciolato o un bambino isterico e malaticcio incollato al cellulare che venire contaminati dal virus intelligente da cui ci si può salvare solo nascondendosi e cospargendosi di Amuchina – finché non arriverà l’improbabile vaccino a liberare il mondo.

Forse per ignoranza della lingua inglese, i consigli dell’Oms sono stati letti un po’ sopra le righe. La quarantena era indicata solo per chi avesse sintomi respiratori, per tutti gli altri erano sufficienti il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e la mascherina. Nessun rituale ossessivo come andare in giro in tuta da astronauta e poi lavarla con la candeggina, non servono neppure i guanti di gomma.

guanti

Si consigliava inoltre di non ricorrere a fumo e alcol per gestire lo stress, di mangiare sano, di fare ginnastica, di far giocare i bambini e di non guardare troppi telegiornali ansiogeni (12)

Agli italiani invece mamma TV consigliava divano e ricette appetitose, dolciumi, bibite gassate e alcolici a volontà, tutti fattori che contribuiscono a deprimere il sistema immunitario e a creare nell’organismo quello stato di infiammazione che favorisce l’aggravamento dei sintomi da coronavirus (13), e nessuna delle varie liste di precauzioni iperboliche consigliava di smettere di fumare, benché il fumo fosse elencato tra i fattori predisponenti.

Il nostro Napoleone intelligente aveva trovato il terreno ideale.

Il terreno ideale

Come si permette un virus qualunque di fare strage nei paesi industrializzati, dove tutti sono in perfetta salute e le strutture sanitarie fanno faville?

Qual è lo scenario per le epidemie di oggi? Alcune si diffondono solo laggiù in Africa, e in quel caso siamo pronti a distribuirne la colpa tra virus, malnutrizione, mancanza di strutture sanitarie, guerre… Ma se un’epidemia si diffonde nei paesi industrializzati allora, ritenendo perfetta la nostra società, puntiamo il faretto su un puntaspilli colorato con photoshop.
Eppure fino a tre mesi fa ci lamentavamo perché eravamo a pezzi. Solo in Italia circa 240.000 decessi l'anno per infarto e ictus, 180.000 per tumori vari, 39.000 a causa del diabete. 5.000.000 di persone erano affette da osteoporosi e circa 9.000.000 soffrivano di insonnia – le stime, ovviamente, sono molto approssimative. (14)
Come mai eravamo tanto malati? Ricordate quando vivevamo in una costante guerra economica di tutti contro tutti? “Competitività” ed “eccellenza” erano il motto dei dirigenti aziendali. Come eccellere, se bisognava risparmiare per poter essere competitivi? Chi lavorava doveva lavorare per tre mentre i due che erano stati licenziati non sapevano come sbarcare il lunario, sempre c’era paura della disoccupazione, delle tasse, dei tagli alla spesa pubblica, delle malattie che sembravano cadere dal cielo senza motivo… Chi non era affamato mangiava troppo e tutti trangugiavano spazzatura in fretta e all’ora sbagliata. Chi non fumava respirava comunque gas di scarico, ma non voleva rinunciare all’automobile. Il sonno era diventato un lusso che pochi si potevano permettere. Negli ospedali mancava il personale, medici e infermieri erano sull’orlo di una crisi di nervi, La probabilità di contrarre un’infezione in ospedale era la più alta d’Europa.

(15) Invece dei lanzichenecchi, transitavano orde di turisti affamati di monumenti e spaghetti.
Le guerre in giro per il mondo costringevano milioni di persone a spostarsi, e noi che ci lamentavamo dei migranti non abbiamo mai smesso di produrre le armi con cui quelle guerre continuano ad essere combattute. (16) Le città industrializzate si riempiono e le campagne si svuotano; soprattutto in Asia e Africa la deforestazione, con la conseguente scomparsa dei predatori, permette la proliferazione dei roditori (17) che insieme ad altri animali selvaggi si avvicinano sempre più all’abitato. Anche in Europa orsi, lupi, cervi, volpi, cinghiali sono i nuovi ospiti dei cortili di periferia, mentre i gabbiani lasciano igienici “regalini” sui nostri panni stesi. Per sbaglio o per stupidità sono state introdotte specie aliene, altre specie vengono cacciate e messe in commercio abusivamente; a quel punto un virus che infettava solo gli animali può fare un salto di specie, risultando pericoloso perché indigesto al nostro sistema immunitario già minato dall’inquinamento, dalla malnutrizione, dall’insonnia….

I polmoni della Lombardia

Nessuno si può vaccinare contro l’inquinamento, tanto vale non parlarne.

A ottobre 2019, quattro mesi prima dell’allarme rosso, in Val Seriana c’era già stata un’esplosione di polmoniti virali. (18) La polmonite interstiziale, che può venire causata anche da Sars-CoV-2, si manifesta più spesso in persone affette da patologie autoimmuni e può avere diverse cause: batteri, funghi, virus, polveri pesanti, polveri di silice, di amianto, metalliche, proteine derivate da uccelli esotici e piccioni... (19)

Secondo l’Oms, mondialmente ogni anno circa otto milioni di persone muoiono di malattie polmonari e cardiocircolatorie causate dall’inquinamento atmosferico, in Italia erano circa 80.000 nel 2016, la cifra più alta d’Europa. (20) Le città più inquinate del mondo si trovano in India e in Cina, quelle più inquinate d’Europa sono in Polonia e in Italia, dove i livelli più alti di polveri e gas pericolosi si registrano nei pressi dell’Ilva di Taranto e in Lombardia. (21) Il rapporto Mal’aria di Legambiente del 23.01.2019 stila una classifica delle città più inquinate d’italia. Le peggiori sono Brescia, Lodi e Monza. (22) Bergamo ha un altro grosso problema: l’ aeroporto “Caravaggio” di Orio al Serio a 5 km dal centro città. Sulla pista, circondata da quartieri abitati, transitano 13 milioni di passeggeri l’anno. Il 20.11.2019 è stato presentato con più di mille firme un esposto dagli ambientalisti di Bergamo contro l’inquinamento atmosferico e acustico e il pericolo di incidenti causato dall’aeroporto, che mette a rischio la salute di circa 200.000 persone. (21) Gli inquinanti più pericolosi presenti nella zona dell’aeroporto sono PM10, PM2,5, particolato fine ed ultrafine. Si tratta di sostanze cancerogene senza soglia ammissibile di sicurezza per la salute. In particolare il particolato ultrafine
“penetra nel sangue e nei nuclei cellulari, determinando malattie cronico-degenerative, infiammatorie e tumorali (…) La situazione è ancora più critica per gli abitanti della Pianura Padana, un’area tra le più inquinate d’Europa, in cui inversione termica e ristagno dell’aria sono fenomeni frequenti.”

Ma le denunce degli ambientalisti lasciano la nebbia che trovano. I media non accendono il riflettore, forse perché le polveri sottili non si possono trasformare facilmente in un supereroe malvagio e nessuno si può vaccinare contro l’inquinamento; forse perché se vogliamo rimanere competitivi inquinamento e fracasso sono il prezzo da pagare.
Anche in Cina, dove muoiono 4000 persone al giorno (22) a causa dell’inquinamento, nessuno fa il bollettino di guerra. D’altra parte non sarebbe una storia avvincente come un’epidemia: non c’è contagio, il numero dei morti rimane stabile, i casi non esplodono all’improvviso, tutti nella stessa zona, ingolfando gli ospedali. Non c’è un cattivo da distruggere e un buono per cui fare il tifo. Anche una miniepidemia che uccide solo 4600 persone in tre mesi (worldometers.info/coronavirus) è più interessante da seguire, e poi ha il lieto fine.
Potrebbe venire il sospetto che nella Pianura Padana la maggior parte delle persone siano a rischio, semplicemente a causa dell’aria che respirano. Ho trovato due studi sulla correlazione fra inquinamento ed esiti gravi del Covid-19. (23)

Se a questo si aggiunge che le polveri sottili fanno da veicolo per le famigerate goccioline di saliva infette, portandole più lontano dalla persona malata di quanto accadrebbe in condizioni di aria pulita, che per volontà di sindaci e imprenditori le migliaia di fabbriche del bergamasco sono state tenute aperte il più a lungo possibile, a emergenza già iniziata, mentre dall’aeroporto Caravaggio migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo si riversavano in quella zona ricca, inquinata e sovraffollata, abbiamo le condizioni ideali perché un virus potenzialmente pericoloso riesca a dare il peggio di sé. (24)

Per sospendere i voli del “Caravaggio” c’è voluto il coronavirus. Basterà per chiudere l’aeroporto, spostarlo o almeno ridimensionarlo? Non illudiamoci, già s’ode il ritornello: “Lavorare, guadagnare, ripartire!” Nessuno dice: “Cambiare!” e il cielo azzurro tornerà grigio.

Zona rossa

Il Covid-19 ha unito l’Italia meglio di Edmondo De Amicis!

Costituzione italiana, art. 13:
“La libertà personale è inviolabile.Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. [Si parla di mandato di perquisizione, carcerazione preventiva e simili] (…)È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.”

Tutta la penisola è diventata da un giorno all’altro zona rossa, anche i paesini del sud, con l’aria pulita e pochi abitanti in ottima salute, ma molti appartamenti piccoli e poco luminosi. Passeggiare nel verde, prendere il sole, andare in bicicletta, comportamenti raccomandati a tutti ma indispensabili per diabetici e ipertesi, erano diventati reato. La priorità era stare al chiuso come se là fuori ci fosse qualcosa che non dovevamo vedere. Alcuni pur di uscire andavano tutti i giorni a far la spesa anche senza bisogno, rischiando il contagio nei negozi – i luoghi chiusi come abbiamo visto sono più pericolosi di quelli aperti. Una passeggiata solitaria nel parco, con le zone-giochi transennate e limitando l’accesso a poche persone per volta, sarebbe stata meno pericolosa. Invece parchi chiusi e anche chi abitasse in un seminterrato doveva #stareincasa, pena multe salate e l’ostracismo dei cittadini ossequienti. L’Italia era diventata un ospedale in cui tutti ricevevano le stesse medicine, qualsiasi malattia avessero o non avessero.

Se lontano dalle zone sovrappopolate il rischio di contagio, rispettando il distanziamento sociale, è nullo, il danno alla salute di due mesi in clausura è certo. Le articolazioni, la circolazione sanguigna e linfatica, la densità ossea, la reattività del sistema immunitario, l’umore, il senso della realtà e delle proporzioni si deteriorano rapidamente stando tutto il giorno sul divano in compagnia di un televisore che spara a ciclo continuo informazioni contraddittorie e bollettini di morti. L’immobilità manda pensieri ed emozioni su di giri ma la tensione accumulata non trova sfogo.

La quarantena all’italiana, la più dura d’Europa, non è una strategia per proteggere i più fragili, anzi, ha spinto molte persone fragili – non sapremo mai quante – al suicidio, all’abuso di psicofarmaci, di alcol, di farmaci inadatti o controindicati per un’infezione virale, specialmente se solo immaginata…. (25) Durante la quarantena la mortalità per infarto è triplicata. Si muore soprattutto in casa. Essendo gli ospedali barricati e indaffarati con Napoleone, altri casi urgenti non ricevono soccorso in tempo. E nessuno vuole chiamare il 118, sapendo che in ospedale si muore soli come cani. Meglio morire in casa propria. (26)

Perché tante imposizioni, oscure come quelle di genitori dalle idee confuse, che picchiano i figli se non osservano una sfilza di regole variabili e astruse invece di chiedersi se tutte quelle regole servano davvero? Dopo alcuni tentennamenti, i nostri imberbi politici hanno forse voluto dimostrare al mondo che in Italia non si fa proprio tutto all’acqua di rose. Forse hanno cominciato a sentirsi anche loro dei Napoleoni, mai avrebbero immaginato di avere un giorno potere di vita e di morte su milioni di sudditi inermi e plaudenti.

Gli italiani sono indisciplinati, è vero, come bambini mai educati all’idea del bene comune. O come contribuenti che pagano le tasse e non ricevono servizi in cambio. Forse da noi una chiusura equilibrata come quella tedesca, con passeggiata libera, parchi aperti, senza autocertificazioni e multe, non sarebbe stata possibile. Eppure l’epidemia è stata contenuta molto meglio in Germania, con un tasso di mortalità molto più basso (worldometers.info/coronavirus/). I tedeschi, si sa, sono capaci di controllarsi, hanno molti più posti in terapia intensiva e non hanno la Lombardia. Educare il popolo italiano ad un atteggiamento responsabile non sarebbe stato possibile in poco tempo, e chi avrebbe dovuto educarlo non è competente in materia.

Appena può mettere il naso fuori, il popolo-bimbo si precipita in massa nei luoghi non più proibiti, e qualche sindaco-padre fa la voce grossa. Lo hanno fatto anche durante la quarantena, non gli pareva vero poter andare liberamente a passeggio insultando i figli ribelli fra gli applausi dei figli ubbidienti. Se la quarantena non fosse stata così repressiva, però, forse l’uscita sarebbe stata più tranquilla.

Alcuni figli obbedienti sventolano ancora il tricolore cantando: #siamprontiallamorte. E’ proprio quello che si vuole da noi. Troppi pensionati, troppi disabili, troppi poveri. Per il papa la vita umana in sé è un valore, per la politica e l’economia no. Il governo non è un’opera pia. Che siano morti “di coronavirus” o “con il coronavirus” – cioè per infarto, ictus, incidente stradale, suicidio – i numerosi morti hanno alleggerito il bilancio e contribuito a tenere vivo il terrore in modo che nessuno se la prenda per la violenza morale e il danno fisico subiti durante la privazione della libertà, nessuno pensi più alla possibilità di comizi, dimostrazioni o libere elezioni e tutti si abituino fin da bambini a studiare e lavorare ingobbiti online, lasciandosi friggere il cervello da nuove tecnologie wireless sempre più potenti e meno sicure (27)

Quelli che son pronti alla morte sono anche soddisfatti delle misure drastiche: “Con noi italiani ci vogliono le maniere forti, altrimenti facciamo il comodo nostro”. Non si diceva così anche all’avvento del fascismo? Siamo di nuovo come negli anni ’20 del secolo scorso: paura della contaminazione, sfiducia reciproca, crisi economica, lutto, rabbia impotente. Anche allora la situazione sembrava insostenibile e la maggioranza non vedeva altra via d’uscita se non l’ubbidienza cieca a guide altisonanti. Con il senno di poi si può dire che ci sarebbero state altre vie d’uscita… se qualcuno le avesse viste. Anche oggi sembra che non ci sia altra via per affrontare la crisi se non ubbidire ciecamente agli “esperti”. La crisi è diversa e le guide sono meno altisonanti. Sarebbe troppo facile se i duci di oggi avessero baffoni e baffetti come quelli di ieri. Con il senno di poi capiremo che la crisi non era quello che sembrava e gli esperti nemmeno...
Che strano popolo quello italiano: critica i suoi governanti sempre e comunque, ma quando passano tutti i limiti comincia a lodarli. Allo stesso tempo ogni italiano disprezza tutti gli altri italiani, ritenendoli “furbetti” egoisti e irresponsabili, salvo farsi prendere ogni tanto da rigurgiti di solidarietà e di orgoglio patriottico. Molisani, umbri e calabresi, inteneriti dalle immagini terrificanti del bergamasco, sosterranno la Lega Nord con più entusiasmo che mai. CoviD-19 ha unito l’Italia meglio di Edmondo De Amicis!

Ma….
se il focolaio principale dell’infezione fosse stato a Taranto, la Lombardia avrebbe chiuso le fabbriche della Val Seriana?

Plasma, erbe e buon senso

Metodi economici e naturali non possono e non devono funzionare – nonostante funzionino. Come in religione, anche in medicina la verità è una.

A un certo punto il terrore si è allentato. E’ esplosa la primavera, il numero di morti e di contagi continua a calare, nonostante l’uscita tumultuosa. Qualche specialista dice che il virus sembra già starsi indebolendo. (30)
E’ filtrata la notizia che a Mantova e Pavia si usa con successo il plasma iperimmune dei pazienti guariti, e in quegli ospedali da metà marzo non ci sono più stati decessi. (31) Si tratta di una tecnica conosciuta dalla fine del 1800, ratificata dall’Oms e già usata contro Sars ed Ebola. Le prime sacche di plasma di pazienti guariti erano arrivate a Roma a marzo, le aveva portate la delegazione cinese da Wuhan. (32) Mantova e Pavia si sono attivate subito, alcuni giornali avevano menzionato il fatto come una specie di curiosità, poi non se ne è parlato più fino a fine aprile. Il plasma si sarebbe potuto usare anche altrove, appena constatato che funzionava, e il numero delle vittime sarebbe stato inferiore.
Sembra un miracolo che la notizia sia uscita dalle mura degli ospedali. Un rimedio facile da ottenere, che non costa quasi nulla e agisce in 48 ore? Un tale smacco alle case farmaceutiche avrebbe dovuto essere seppellito nel silenzio. Che sarà mai successo dietro le quinte? Raggiunto un buon numero di morti è stato deciso che era ora di smontare il teatro e far ripartire l’economia? Oppure la notizia è veramente uscita allo scoperto a sorpresa? Mistero. Forse si è aperto uno spiraglio per il diritto alla vita, per il buon senso, per la trasparenza, ma il gregge dimentica presto e crede a tutto quello che dicono le fonti ufficiali.

Gli esperti che governano il governo non sono molto entusiasti: sì, funziona, vabbe’, ma i morti non li risuscita… non è sicuro come un bel farmaco di sintesi, costoso e con tanti effetti collaterali da scoprire. A costo di negare l’evidenza, è meglio ridimensionare, potrebbero nascere false speranze (che un giorno le cure efficaci siano alla portata di tutti)…

Forse si pensa che un rimedio così… biologico come il plasma sia poco igienico o poco scientifico, eppure nessuno critica le normali trasfusioni di sangue. Troppo spesso “scientifico” viene associato a “sintetico”, “nuovo” e “complicato”. La scienza è un metodo, nient’altro. Il metodo scientifico dovrebbe essere il contrario del principio di autorità. Quando la scienza difende dogmi o interessi economici non è più scienza.

In Cina l’epidemia è stata contenuta in poco tempo. Con 82.971 contagi e 4.634 decessi (salvo bugie etc etc) su una popolazione di un miliardo e quattrocento milioni, (33) non si potrebbe nemmeno parlare di epidemia. Cosa hanno fatto che non è stato fatto da noi? Hanno allestito rapidamente nuovi ospedali, hanno usato il plasma dei pazienti guariti e la medicina tradizionale accanto a quella moderna sia in prevenzione che in cura. L'associazione cinese di agopuntura e moxibustione W.F.A.S (World Federation of Acupuncture and Moxibustion Societes) ha pubblicato “Linee guida sull'uso dell'agopuntura e della moxibustione per il trattamento di COVID-19”, già tradotto in diverse lingue (non in italiano).

La medicina tradizionale cinese ha una dimestichezza millenaria con le epidemie, e una visione del mondo centrata sul “terreno”: nessun patogeno è Napoleone. Non è il farmaco che neutralizza il patogeno ma l’organismo stesso, riequilibrato e sostenuto da un’alimentazione e uno stile di vita corretti, con l’aiuto di erbe, aghi, moxa e qigong. La medicina cinese è olistica, non si concentra sulle molecole ma su un organismo fatto di mente, energia e corpo nei suoi rapporti con l’ambiente. Se la medicina occidentale è insostituibile in rianimazione e traumatologia, la medicina cinese riesce a risolvere problemi cronici di cui la medicina occidentale può al massimo alleviare qualche sintomo. Sarebbe un motivo sufficiente per integrare questi due approcci, come si fa in Cina e come fanno anche da noi tanti pionieri. Saranno ancora liberi di farlo nel post-CoviD?

Sbollita la rivoluzione culturale, che voleva buttar via tutta la tradizione, la medicina tradizionale cinese è stata rivalutata dal partito e adesso, anche se impoverita e standardizzata, si studia all’università e continua ad essere usata insieme alla medicina moderna semplicemente perché funziona. Nessuno si fa inutili problemi nel cambiare punto di vista quando conviene farlo. Questo pragmatismo ha salvato molte vite, (34) e avrebbe potuto salvarne anche in Italia dato che la delegazione cinese aveva portato con sé, oltre a dispositivi di protezione, macchinari e plasma, anche farmaci a base di erbe. (32)

La Croce Rossa ha ringraziato per l’aiuto ma ha ignorato le erbe. Forse perché non si sapeva come usarle? Eppure alcuni medici italiani, esperti in tutte le branche della medicina cinese, hanno offerto il loro aiuto per applicarla negli ospedali dell’Emilia e sono stati respinti. (35) Chi ha deciso di rifiutare l’aiuto? I primari, i comitati etici o qualcuno più in alto? E’ stato chiesto il parere dei pazienti? Non mi illudo che sia stato fatto. In ospedale il diritto costituzionale alla scelta di cura è sospeso, non solo in tempo di coronavirus. Qui non regna il pragmatismo ma il dogmatismo, la vita dei pazienti non vale il rischio di dover ammettere che la “fuffa orientale” (approvata comunque dall’Oms) è efficace. Gli ospedali hanno continuato a sperimentare alla disperata farmaci sintetici che a volte fanno bene e a volte male.

Metodi economici e naturali non possono e non devono funzionare – nonostante funzionino e ci siano studi con tutti i crismi della scientificità che ne provano l’efficacia. Come in religione, anche in medicina la verità è una ed è stata rivelata solo una volta (all’incirca una volta al mese, con amnesia immediata di tutto ciò che l’ha preceduta). Per questo non mi sento di unirmi agli applausi e agli elogi al personale sanitario in blocco. So che anche loro, come la polizia, fanno del loro meglio, ubbidiscono agli ordini e non hanno il permesso di pensare, ma applaudo solo quei pochi che pensano nonostante il divieto, rischiando di rimetterci lo stetoscopio.

Ho visto come sono trattate le persone anziane in certi ospedali già in condizioni “normali”… Solo i sordi riescono a dormire, il cibo fa salire il colesterolo, l’acqua da bere, il sapone e tutte le piccole attenzioni necessarie all’autostima e alla vita sono a carico dei parenti. Diuretici, antidepressivi, antbiotici ed eparina a tappeto, senza farsi troppe domande sui dosaggi. In un reparto chiuso e sovraffollato, senza l’aiuto dei familiari, chi avrà avuto il tempo di cambiare i pannoloni, di dar da mangiare e da bere a pazienti ormai condannati a morte per mancanza di ventilatori? Non ci sono angeli, ci sono persone normali allo sbaraglio, costrette a lavorare per tutti i licenziati e i mai assunti, con pochi strumenti a disposizione, ignare di cosa si stia facendo due ospedali più in là. Il paziente fragile è il cane da prendere a calci per sfogare le frustrazioni di un lavoro diventato insopportabile. Non tutti lo fanno, ovviamente, ma chi lo fa non chiede mai scusa.

Chi applaude i sanitari lo fa perché anche loro si ammalano e muoiono; c’è chi applaude i politici, che invece non si ammalano mai e campano fino a 120 anni con la pensione d’oro – fra un secolo sembreranno gli dei dell’Olimpo – e chi applaude i vip che per darsi lustro donano guanti e mascherine. Passata l’onda degli applausi, verranno assunti più medici, infermieri e personale per la pulizia? Verranno acquistati nuovi strumenti? Verranno ampliati e resi più accoglienti gli ospedali? I medici riusciranno a dormire, diventando così più gentili? E riusciranno a dormire anche i pazienti? Verranno cambiati più spesso e con più garbo i pannoloni, ci saranno acqua calda e sapone nei bagni, e condizionatori funzionanti? Si farà più attenzione a cosa si dà da mangiare ai malati?

Verrà resa più facile la comunicazione tra i ricoverati e i loro familiari? Spesso basta un po’ di compagnia e di parole buone per cominciare a migliorare. Purtroppo la medicina occidentale moderna considera le persone come robot biologici, il cui funzionamento è indipendente dalle condizioni psicologiche in cui si trovano… eppure a giudicare dalla precisione con cui viene abbattuta l’autostima dei pazienti si direbbe che la regia sappia benissimo che l’essere umano è fatto di mente prima che di molecole.

La medicina cinese ha sempre considerato le emozioni il patogeno interno più importante e ha stabilito una relazione biunivoca fra ciascun organo e le emozioni che gli corrispondono fisiologicamente e patologicamente. Da noi si finge di ignorare quanto siano potenti la paura, la sensazione di impotenza, la perdita del controllo e l’isolamento nell’ingigantire dei sintomi, trasformarli in malattia e incanalarla verso un esito letale. La persona più fragile fisicamente spesso (non sempre, per fortuna, evviva le nonne di ferro!) è fragile anche psicologicamente, tende a proccuparsi e a rimuginare, perde il contatto con la realtà e se non vede i parenti può credere di essere stata abbandonata intenzionalmente. Niente uccide come il crollo dell’autostima che segue l’abbandono. E’ noto che la depressione abbatte le difese imunitarie, ma non ci si dà molto peso. Sono casi sporadici, irrilevanti sui grandi numeri…. Invece potrebbe anche trattarsi di un’epidemia, contagiosa come il panico. Ma queste sono cose difficili da dimostrare e non verificabili in autopsia.

Un altro patogeno fondamentale è l’alimentazione, quella che, nel caso presente, ci aiuta a raggiungere e mantenere lo stato di infiammazione profonda che favorisce l’aggravamento dei sintomi da nuovo coronavirus. Da alcuni anni lo studio dell’alimentazione è tornato in auge anche in occidente, dove da Ippocrate fino all’ottocento era stato tenuto nella debita considerazione. Abbiamo nutrizionisti e medici di segnale (36) e l’approccio nutrizionale ha raggiunto anche il grande pubblico, per quanto non sia mai preso sul serio come dovrebbe. (37) Mangiare, bere e fumare ci piace troppo, la macchina è una comodità irrinunciabile e non abbiamo voglia di assumerci la responsabilità della nostra salute. Per questo la medicina paternalistica che chiede illimitata fiducia e promette la salvezza con pillole e vaccini continua ad andare per la maggiore. Quelli che #sonprontiallamorte son pronti anche a sacrificare i propri diritti costituzionali… e quelli degli altri pur di non dover aprire gli occhi e vedere quanto sarebbe semplice cambiare.
Semplice ma non facile.

Dopo il coronavirus, che secondo alcuni doveva farci capire i nostri errori perché smettessimo di fare i cattivi, potremmo trovarci più cattivi di prima, e in cattività. Le poche libertà faticosamente conquistate dalla medicina non asservita al Big Pharma rischiano di sparire, insieme alle libertà civili. In nome della rinascita economica ci troveremo in pochi anni più inquinati e più stressati di prima, pronti per una nuova epidemia che ci trascinerà,di quarantena in quarantena, sempre più giù nel baratro della dittatura sanitaria?

fine prima parte



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